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I simpatici abitanti del mondo sommerso all’isola d’Elba

L’Elba è molto apprezzata dagli amanti delle immersioni subacquee sia con autorespiratore che in apnea: chi non ha ancora avuto l’occasione di conoscere i suoi fondali non sa davvero cosa si perde!

Custodiscono un campionario pressoché completo dell’immenso patrimonio naturalistico racchiuso nel Mar Tirreno; la grande diversità biologica dell’isola è dovuta anche alle varietà delle coste e dei fondali: spiagge piatte e sabbiose, ripide falesie rocciose, secche, fondali dal profilo tormentato ricchi di grotte.

In questi ambienti vive un’incredibile varietà di flora e fauna marina. Le salpe, le donzelle, i tordi, i saraghi prediligono vivere in prossimità delle posidonie. Le bavose, i ghiozzi, le boghe e le pregiate orate vivono principalmente nei primi metri di profondità.
Ecco per esempio le   bavose: si osservano  facilmente nelle acque basse e vicino ai moli, tant’è vero che all’Elba,  parlando di una persona timorosa o che ha qualcosa da nascondere,  si dice “viaggia lungo i muri come le bavose”.

Sono simpaticissime: molto apprezzate dai fotografi subacquei proprio per il loro modo di mettersi in posa, per nulla intimorite e spesso così curiose da guardarti persino negli occhi quando invadi il  loro mondo, le bavose  si lasciano avvicinare quasi sempre con una certa facilità.

Mentre impazzisci a mettere a fuoco la testolina “cornuta” (e si, questi pesci sono dotati di tentacoli sopra gli occhi, simili a corna), avendo cura di non perdere la nitidezza e la brillantezza di uno sguardo animale che, da solo, ti riempie l’immagine, la bavosa si pavoneggia roteando gli occhi e guardandosi intorno come stupita. 
E’ molto frequente nelle nostre acque, fa parte dei blennidi, dalla parola greca “blennos” che vuol dire viscido, è coperta infatti da una mucosa e d è priva di squame.

Come dice Francesco Turano, uno studioso e fotografo del mondo sommerso,  sono particolarmente territoriali,  molto interessanti da osservare facendo snorkeling con mare calmo. La luce abbondante che penetra sotto la superficie rende invitante l’ambiente sommerso dei primi metri e proprio qui le bavose sono tra i pesci più diffusi e facili da incontrare.

“Ho visto quasi sempre la bavosa occhiuta ben nascosta in rifugi di ogni tipo, a tutte le profondità. Potrei stilare un elenco di tane tutte diverse, soddisfacenti per un pesce stranissimo e dallo sguardo minaccioso, con l’occhio vigile che ti osserva dall’interno della sua abitazione. Barattoli di vetro, lattine di pelati, stracci aggrovigliati, pentole, tubi, bottiglie di vetro o plastica semidistrutte, bicchieri, boccali di birra, conchiglie vuote e altro ancora sono tra gli oggetti che per fattura e dimensione sono adeguati alle esigenze di un pesce introverso e scontroso, regolarmente aggressivo e anche molto coraggioso, territoriale da morire, specie nel periodo della cova delle uova, momento che vede il maschio particolarmente impegnato e sempre presente con o senza la sua compagna.”

Una delle curiosità di questi pesci sta nel fatto che alcuni di essi si incontrano anche nelle pozze di marea e persino sugli scogli emersi. Vi sono infatti alcune specie capaci di restare persino fuor d’acqua per brevi periodi.
La viscosità consente ad una di queste bavose, la bavosa galletto, di restare all’asciutto sugli scogli durante la notte, bagnata solo dall’andirivieni delle onde. Il muco non permette infatti alla pelle del pesce di essiccarsi, garantendo un’idratazione ottimale che, insieme all’umido della notte, consente una prolungata permanenza fuori dall’acqua.

Altra peculiarità che contraddistingue questi pesci è la livrea, decisamente mimetica e particolarmente sobria. Tutte le bavose hanno un’unica pinna dorsale, molto lunga ed estesa fino alla coda. Le pinne pettorali sono sempre molto ampie, a ventaglio, mentre le sottili pinne ventrali sono utilizzate come due piccole “gambe”. Con queste ultime le bavose sembra che zampettino sul fondo, spostandosi a scatti con movimenti più simili a quelli di un “serpentello” che di un pesce vero e proprio.

I blennidi non sono abili nuotatori e mantengono uno stretto rapporto col fondo; sono tra l’altro pesci privi di vescica natatoria. Riescono tuttavia ad essere rapidi negli spostamenti e a muoversi con grazia ed eleganza, quasi in “punta di pinne”, a volte piegando il corpo, molto allungato, a formare una sorta di ferro di cavallo, con la coda portata verso la bocca. Le estremità delle pinne pettorali e anali sono inoltre dotate di piccoli uncini, utili strumenti per ancorarsi al fondo e non essere così trascinate via dalle onde.
Dotate di uno spiccato senso dell’orientamento, sono in grado di ritrovare la propria tana da notevole distanza. La loro spiccata territorialità, la loro aggressività, la grande curiosità e il loro strano modo di “essere pesci” rende le bavose molto divertenti da osservare in natura.

Si potrebbe ancora parlare ancora per ore ed ore sulle meraviglie che abitano nel fondale marino elbano.

Posso solo invitarvi a provare l’esperienza di tuffarvi in mare, che vi regalerà sicuramente delle forti emozioni. Il mio invito è rivolto a tutti, giovani e non più “giovincelli”, tutto quello che serve è un fisico integro e un grande amore per il mare……

Anonimo appassionato del mare



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