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Isola d’Elba, Istituto Penitenziario di Porto Azzurro al Festival del Cinema di Roma

La macchina da presa della regista vicentina Donata Gallo, figlia di Ettore Gallo giurista della Corte Costituzionale è entrata dietro le sbarre di Forte San Giacomo per girare un documentario presentato al Festival del Cinema: "Il volto della Medusa". Il titolo è tratto da un  libro del magistrato antimafia Roberto Scarpinato che sarà presente alla presentazione del film.





L'ambiente in cui si svolge è l'Istituto penitenziario di Porto Azzurro, un tempo Porto Longone, ben visibile dala spiaggia di Naregno. La seicentesca fortezza spagnola, diventata prigione nell'800, è un carcere in cui si scontano condanne definitive, personaggi ben noti come Graziano Mesina, Mario Tuti vi hanno soggiornato negli anni passati. 



 Il documentario  affronta un argomento difficile ma molto attuale, come dice la regista: "Attraverso lo sguardo dei dipendenti del carcere, entriamo nella vita quotidiana di chi nel penitenziario ci vive lavorando. La telecamera diventa testimone: quando controllano, osservano, chiudono in cella, discutono tra loro, soccorrono… e qualche volta hanno paura."



E’ il racconto di una giornata tipo, dall’alba al tramonto, fino a quando le celle si chiudono e il personale si porta a casa anche il rumore dei chiavistelli.

Entrare nella vita quotidiana di queste persone non è stato affatto facile - spiega la Gallo - si tratta di gente abituata al silenzio e alla discrezione, restii alla macchina da presa, e il mio obiettivo non era tanto quello di procedere con interviste quanto, piuttosto, quello di "spiare", guardare, ascoltare le loro conversazioni. Non solo della polizia penitenziaria, ma anche degli operatori, educatori, psicologi...



«Un luogo di pena a picco sul mare esercita una fascinazione, suscita curiosità. In questo carcere al carattere ultimativo della condanna corrisponde una condizione di non affollamento, la disponibilità di celle singole ancorché anguste. Una serie di circostanze mi ha fatto scoprire che oltre alla condizione dei detenuti, che dovrebbe toccare ogni coscienza civile, è altrettanto interessante quella del personale di custodia».



È quasi un luogo comune che guardie e detenuti siano prigionieri delle stesse mura.

«Credo che dirlo sia quasi una battuta, vederlo, toccarlo con mano nella quotidianità sia ben diverso. La cordiale disponibilità dell'istituzione mi ha permesso un contatto diretto e prolungato con le guardie carcerarie, con lo staff che organizza la vita della casa di pena e segue i singoli detenuti».

"Chi opera nell'Istituto non dimentica il compito di creare buoni cittadini piuttosto che buoni carcerati." dice il Direttore.



 Fuori c'è il mare, la bellezza degli scorci dell'isola dell'Elba, il sole che tramonta; il contrasto è stridente...

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2 risposte a Isola d’Elba, Istituto Penitenziario di Porto Azzurro al Festival del Cinema di Roma

rosalia Pucci scrive:

Per noi elbani vivere a un passo dal Carcere non è mai stato facile: ogni sofferenza che si svolge lì dentro, non lascia indifferenti. Ben venga ogni iniziativa che testimoni la difficoltà di vivere dietro le sbarre. A ben pensarci anche la bellezza della natura che circonda le impenetrabili mura non fa che aumentare il dolore per la perdita della libertà.

    turismo scrive:

    Il problema del carcere ormai si interseca con il problema degli extracomunitari poichè almeno un 60% di detenuti oggi è rappresentata da questa fascia di popolazione. Usi e costumi diversi, lingue diverse, religioni diverse, reati e pene detentive diverse, motivazioni che hanno portato a delinquere diverse, famiglie lontanissime con cui perdono i contatti. Una popolazione dolente che quando esce dal carcere è peggiore di quando vi è entrato…

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